venerdì 1 gennaio 2010

Dentro lo scorrere delle mie giornate, tra luci, voci, clacson, saluti, mani, strade,
sorrisi, sciarpe, caffè, orologi, autobus, un unico pensiero fa da sfondo alla mia mente.

E' incollato bene.
E non se ne va.



venerdì 18 dicembre 2009

Ho voglia di correre





Bugiarda, si. Ma solo con me stessa.
E adesso che mi sono detta la verità tutta d’un fiato, mi sento leggera.
Così leggera che avrei voglia di correre.

sabato 5 dicembre 2009

"E se...?"




Non dormo.
Non mi va di leggere, non ho tra le mani un libro interessante che mi prenda.
Non dormo, non ho sonno, ma nemmeno ho voglia di avercelo, in realtà.
E allora gioco.
Gioco con una ciocca di capelli.
Gioco con la sveglia sul comodino.
Sposto le lancette indietro e ripasso in mente tutto quello che ho fatto oggi.
E ieri. E due giorni fa.
Ho come l'impressione di essere monotona.
Ho come la paura di essere monotona.
Non dormo.
Accendo la luce e faccio le ombre cinesi sul muro.
Un cane.
Un coniglio.
Un dinosauro.
Un coccodrillo.
La papera non mi riesce.
Il cane abbaia al coniglio.
Il dinosauro mangia il cane.
Il coccodrillo diventa un coniglio.
Non dormo, e la pioggia ticchetta sul vetro.
Mi tiro su fino al naso il piumone rosso e affondo la testa in mezzo ai cuscini.
E la pioggia ticchetta più forte.
Non dormo e parlo con il soffitto bianco della mia stanza gialla.
Ricalco il solco di mille pensieri.
Chissà perchè i pensieri si incanalano tutti li, in quel solco, invece di intraprendere nuove strade e passeggiare per il mio soffitto.
Forse i miei pensieri sono più abitudinari che innovativi. Chissà.
Ma non sono triste.
Non ho nessuna voglia di inlabirintarmi in vie impervie dove cammino sola.
Semplicemente non dormo e non penso a niente.
Mi guardo "nondormire".
Nella mia testa rimbomba solo una domanda fatta da appena due sillabe.

" E se...? "

sabato 28 novembre 2009

















"La montagna ha il valore dell'uomo che vi si misura, altrimenti, di per sè, essa non sarebbe che un grosso mucchio di pietre."

Walter Bonatti (alpinista-arrampicatore)

giovedì 26 novembre 2009





in fondo, si, "importa poco".

martedì 24 novembre 2009

Dialogo

- Ciao, io mi chiamo Superficialità. Tu come ti chiami?
- Profondita, piacere.
- Oh che piacere, Profondità, che fai di bello nella vita?
- Tzè, che domande, rifletto sul vuoto cosmico.
- Ah. Interessante. Senti, ci vieni a contare i piccioni con me?
- A contare i piccioni con te? Ma sei matta?
- Ma è bello, credimi. Dai vieni, ci divertiremo insieme.
- Senti, non rompere con queste assurdità…che utilità ha stare a contare i piccioni?
- Nessuna.
- Ecco, vedi. E perché dovrei stare a perder tempo a fare una cosa che non ha nessuna utilità? Che diamine poi, contare i piccioni…
- I miei piccioni sono bellissimi. E poi, scusa, che utilità ha riflettere sul vuoto comico?
- COSMICO, ignorante. Con la esse.
- Eh, si, vabbè, che utilità ha riflettere sul vuoto cosmico con la esse?
- …
- Eh? Che utilità ha? Ma poi se è vuoto, che ci stai a riflettere?
- Ma io che sto a fare a perder tempo con te? Levati dai piedi, su.

martedì 17 novembre 2009

Alle cose che stupiscono

















Perchè alle volte il buon umore può arrivarti alle spalle e con le sembianze di una giacca grigia con dentro un fiore arancione, per te. Ed è stupore, proprio quando stavi cominciando a non crederci più. Alle cose che stupiscono.

Merci :)

giovedì 12 novembre 2009

Capelli



















Se un capello è riccio, per quanto tu possa tentare di ammansirlo, di addomesticarlo, di dargli un aspetto più “accondiscendente”, un aspetto che non spaventi e che “ispiri fiducia” al prossimo, per quanto tu possa torturarlo con le sevizie più atroci, sempre riccio resterà. Potrai fargli cambiare idea per un po’. E lui sembrerà pure ascoltarti, magari si convincerà lui stesso di aver abbandonato la propria natura di riccio. Ma la sua indole ribelle riprenderà il sopravvento non appena tu gli volterai le spalle. Così è. Bisogna farsene una ragione. Per i capelli. E anche per le persone, che in fondo sono come i capelli.

lunedì 9 novembre 2009

Un abbraccio

Voglia di

Un abbraccio colorato ad un amico, una persona speciale, una persona dal cuore bello, tornato da un viaggio importante.

Tutti i colori e le sfumature stanno aspettando te :)

sabato 7 novembre 2009

Fantasmi

Io li vedo. Si, ce li ho proprio davanti.
Si riempono la bocca di profumo ma è lo stomaco a puzzargli di marcio.
Ti guardano con i loro denti bianchi, le mani lavate e il cuore che gocciola catrame.
Non importa dove vadano, l’importante è che vadano e che tu stia li ad ammirarli. I miei sono fantasmi bellissimi. La faccia stirata e i capelli in ordine. Si imbellettano e si mettono il loro vestito migliore nella speranza di non passare mai inosservati. E ci riescono.
Ma non hanno capito niente.
Vorrei fermarli mentre girano e dire loro che non hanno capito niente.
Vorrei fermarli e dire loro che sono soltanto delle fotocopie venute male.
Bozze veloci per risparmiare il toner. Lettere sbiadite ed un nero poco convinto. Vorrei dire loro che non mi fanno paura. Non più.
Mi saltellano sul letto mentre io cerco di dormire. Mi infastidiscono e basta.

- “Vieni a giocare con noi?”

No. Non mi va di giocare. Non stasera. Fate i bravi, su.

martedì 3 novembre 2009

E viceversa.




















Ti capita mai di scrivere qualcosa per qualcuno ed invidiare la persona che riceverà quello che hai scritto? Volere essere al posto di colui per cui tu hai scritto quel qualcosa? Volere qualcuno che ti scriva cose come quelle che tu hai appena scritto per quel qualcuno?
Non sono egocentrica. Forse un po’ narcisista, lo ammetto. Ma non mi sento chissàchi. Ho dell’ insicurezza di troppo che non me lo consente. Non mi sento speciale e il fatto che ci possa essere qualcuno che lo pensi non mi convincerà mai che io lo sia. E credimi, mi fa davvero piacere se mi dici: “non finirai mai di stupirmi”. Lo so che, se voglio, so stupire.
Ma ogni tanto anche a chi sa stupire piacerebbe essere stupito.

domenica 1 novembre 2009

"Io però te lo avevo detto"













Quando ero piccola ero, come tutti i bambini, estremamente curiosa.
Se mio padre mi diceva “Non toccare questo, ti fai male”, quel “ti fai male” suscitava in me un fascino magnetico a cui dovevo necessariamente cedere. Che vuol dire “mi faccio male?” Perché “mi dovrei fare male?”, fino a che punto “mi posso fare male”? Che cosa nasconde quella cosa che "potrebbe farmi male?". Io pensavo che fosse sempre giusto verificare quello che mi diceva “un grande”, si trattasse anche di mio padre. Dovevo provarlo sulla mia pelle. E non per scarsa fiducia, intendiamoci, ma solo perché fin da piccola mi è subito stato chiaro il concetto che ogni essere vivente fosse un universo a se stante e quello che può fare male ad uno non necessariamente deve far male ad un altro. Se i cani vedono in bianco e nero e gli uomini a colori e se anche i gusti differiscono da palato a palato perché non dovrebbe valere lo stesso per il dolore? Il tuo arancione non ha il tono esatto del mio arancione, la tua cioccolata non ha lo stesso identico gusto della mia, e la tua soglia di dolore non coincide con la mia soglia di dolore.
E quindi, dopo ogni monito seguiva immediatamente una verifica da parte mia, per provare se magari quella cosa che mio padre temeva potesse farmi male in realtà faceva male a lui e non a me. Dopo ogni tentativo immaginavo che un giorno o l’altro sarei tornata vittoriosa da lui a dirgli, con uno sguardo convinto che solo un bambino di 5 anni può permettersi di avere, “hai visto papà, hai sbagliato…l’ho toccato e non mi sono fatta male…hai una figlia bionica. Invece ogni episodio si concludeva ovviamente con un mio triste fallimento e con mio padre che dopo avermi rimproverata era costretto a consolarmi ed, asciugandomi le lacrime, mi diceva con la sua aria bonaria “io però te lo avevo detto”. Inutile dire quanto mi facesse rabbia questa cosa del “io però te lo avevo detto”. E inutile anche dire che l’esperienza pregressa non bastava mai a farmi desistere da nuove verifiche ai moniti successivi. Nei giorni, nei mesi e negli anni successivi.
La cosa positiva è che fin da piccola ho fatto un sacco di esperienze sensoriali più o meno entusiasmanti. La cosa un po’ meno positiva sono diverse cicatrici sparse nei posti più improbabili. La cosa assolutamente negativa è che non imparo dalle esperienze. Ancora adesso. Ma siccome sono ottimista e oggi è una splendida giornata, penso che la vita sia ancora tanto lunga e che di spazio per nuove cicatrici ne ho da vendere. Anzi, facciamo una cosa. Comincio a collezionarle.

mercoledì 28 ottobre 2009

&





It's a blue, bright blue Saturday, hey hey
And the pain is starting to slip away, hey hey

I'm in a backless dress on a pastel ward that's shining
Think I wan't you still
But there may be pills at work

Do you really wanna know how I was dancing on the floor?
I was trying to fool you when I'm crawling up that door
And theres a tune at things you say that you don't do
Why don't you wreck?

I was feeling lonely, feeling blue
Feeling like I needed you
Like I'm walking up surrounded by me

A&E

It's a blue, bright blue Saturday, hey hey
And the pain is starting to slip away, hey hey

I'm in a backless dress on a pastel ward that's shining
Think I wan't you still
But there may be pills at work

How did I get to accident - emergency?
All I wanted was you to take me out high
And I was feeling lonely, feeling blue
Feeling like I needed you
Like I hope'd you'd call and hope'd you'd see me
A&E

lunedì 19 ottobre 2009

Dicono che sta arrivando l’inverno.

Ricordiamoci i colori.
Il rosso, il giallo, il verde, l’arancione.
L’arancione.
L’arancione.


Lost in autumn. L'autunno è la mia stagione.



Teniamoci stretti i colori.
Teniamoci stretti noi.
Abbracciamoci forte.
Per rimanere.
Per non volare via.
Per non sbiadire.


DSCF8287


Non voglio diventare bianca.
Ho paura di diventare bianca.
Il bianco è come il nero.
Non c’è nessuna differenza tra il bianco e il nero, lo sai?
Aiutami a non diventare bianca.
Tienimi, che ti tengo.


DSCF8285

venerdì 16 ottobre 2009







"What if I say I'm not like the others
What if I say I'm not just another one of your plays
You're the pretender
What if I say I will never surrender "

lunedì 12 ottobre 2009






I get home from work and you're still standing in your dressing gown
Well what am I to do?
I know all the things around your head and what they do to you
What are we coming to?
What are we gonna do?

Blame it on the black star
Blame it on the falling sky
Blame it on the satellite that beams me home

The troubled words of a troubled mind I try to understand what is eating you
I try to stay awake but its 58 hours since that I last slept with you
What are we coming to?
I just don't know anymore

Blame it on the black star
Blame it on the falling sky
Blame it on the satellite that beams me home

I get on the train and I just stand about now that I don't think of you
I keep falling over I keep passing out when I see a face like you
What am I coming to?
I'm gonna melt down

Blame it on the black star
Blame it on the falling sky
Blame it on the satellite that beams me home
This is killing me
This is killing me

venerdì 2 ottobre 2009

Lettera a mio figlio/a.



















Caro Figlio/a, io non so se tu nascerai mai. Sai, ci avviamo verso un periodo che non è proprio il migliore per mettere al mondo dei bambini. Dal cielo cade pioggia nera e l'aria è cancerogena. E poi dicono che sta per arrivare la fine del mondo, sai. Ci stanno facendo pure il film. Scommetto che la data dell'arrivo nelle sale cinematografiche coinciderà con la fatidica data prevista per la distruzione totale che, se non ricordo male, i maya hanno fissato per il 21 Dicembre 2012. Praticamente fra tre anni e un paio di mesi. Su internet sono già in vendita i gadget, pupazzi e sciarpette con la scritta 2012. Sono geniali gli americani, non credi? Ti immagini che figata se la fine del mondo vera accadesse proprio durante la proiezione del film? Ti immagini la scena? Panico generale tra la folla mentre i vecchietti in prima fila esclamano estasiati "Alla faccia degli effetti speciali...chissà quanti soldi ci hanno speso questi americani...sembra proprio vera sta fine del mondo".
Sai che c'è? C'è che io questa fine del mondo la vedo ogni giorno. In un sacco di cose. Non mi aspetto un fatto eclatante, no. Nella fine ci siamo proprio dentro.
Mi ricordo le mattine d'inverno in campagna, quando con mio papà scendevamo di corsa le scale di casa e lui avvilito cominciava a spalare la neve che ricopriva la macchina e nel frattempo guardava l'orologio. Mi ripeteva "Vedi, faremo tardi a scuola". Io nel frattempo mi rotolavo su quell'immenso tappeto bianco, sceglievo un mucchio di neve candida dove affondare le mani e me ne riempivo la bocca. Lui mi guardava masticare e sorrideva senza rimproverarmi. Si poteva ancora fare, si. Adesso la pioggia fa puzza di catrame.
Se potessi fare una lista di cose belle, io vorrei per te un sacco di cose, figlio/a, che non sono sicura di poterti garantire. Non so se potrò mai indicarti i delfini che saltano al largo, mentre ci sporgiamo insieme dalla ringhiera di una nave. E ho paura che non saprò più dove portarti per farti ammirare un tramonto senza ombre di palazzi. Vorrei che per te le ciliegie e le albicocche avessero ancora il sapore di ciliegie ed albicocche. E vorrei che gli unici colori del mare rimanessero l'azzurro e il blu per come io l'ho conosciuto e per come i bambini lo disegnano a scuola. Vorrei che non fossi costretto a vedere un ghiacciaio solo sulle pagine di un libro di geografia e vorrei che tu giocassi con quei giocattoli di legno antico con cui giocavo io, in cui si sentiva il calore degli alberi. E non con queste moderne scatolette diaboliche che imbambolano il pensiero e uccidono la fantasia. Vorrei lasciarti correre a piedi nudi su immensi prati di papaveri e girasoli senza doverti proibire nulla. Se potessi fare una lista di cose belle, io vorrei per te tutte queste e mille altre cose.

giovedì 24 settembre 2009

Ti faccio male si, ma con dolcezza.






















Ci sono lacci che purtroppo segnano per sempre. Lacci che all’inizio ti appaiono giusti e che profumano di rose e gelsomino. Guardi la corda intorno ai polsi e le caviglie e ne sei quasi contento. Poi la passi pure intorno al collo e ti senti al sicuro. Stai bene quasi fino ad addormentarti. Poi finisce che la corda si stringe e tu non riesci a respirare, ti senti soffocare e allora ti assale la paura. La paura e il dubbio che sia tutto sbagliato e che quello che tu credevi fosse giusto in realtà sia la tua trappola. E in realtà questo è: la tua trappola. Ma tu non riesci a prenderne piena coscienza. E rimani così, in un bozzolo in cui tu stesso ti sei attorcigliato ma che adesso ti fa male. Più ti muovi e più tutti i lacci si stringono e tu vorresti solo tagliare tutto, e in fretta. In realtà, poi, quando hai le forbici in mano non ce la fai a tagliare tutto. Stai li immobile con le forbici in mano e non tagli, perché in fondo sei un po’ affezionato a quei lacci. E così passa il tempo. E così capita che torno a guardarmi i polsi distrattamente e trovo ancora i solchi.
Ci sono modi di fare male molto dolci, impalpabili. Invisibili, anzi. Né lividi né graffi. Un male sottopelle. Quel male che capisci dopo tanto tempo, quando ti rendi conto di come e quanto ti ha cambiato.

(immagine della rete)

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martedì 22 settembre 2009

I can see now

Credo che questa sia una delle scene più belle mai pensata nella storia del cinema.

Se non hai mai visto questo film e ti va di vederlo (cosa che ti consiglio di cuore) allora non fare partire il video, perchè questa scena è un regalo delizioso che ha senso solo dopo aver visto tutto il film. Se, al contrario, lo hai già visto..beh...allora...scommetto che fra un po' sorriderai come sto facendo io adesso :)


venerdì 18 settembre 2009

Parigi.



Mi sveglio. Apro la finestra della mia stanza. Davanti a me Parigi, una mattina come le altre.
E’ appena l’alba, le prime luci del mattino.
Fuori ancora tutto dorme. La torre Eiffel si staglia sopra l’orizzonte dei palazzi. Nessun rumore.
Tutto è di un grigio tenue.
Guardo la strada sotto di me. Vuota. Le 5 del mattino in un quartiere della periferia di Parigi.
Minuto 0.53 e un gatto sbuca da sotto una macchina posteggiata accanto al marciapiede, urta una bottiglia di vetro che rotola sul pavè bagnato dal mattino e infrange il silenzio notturno.
Esattamente al minuto 1.02 un uomo esce fuori da un portone verde di un appartamento al pianterreno. Ha in mano un sacchetto dell’immondizia. Ancora con passo incerto si dirige verso il cassonetto dall’altra parte della strada e con il piede urta ancora la bottiglia di vetro. Qualche secondo dopo una ragazza in bicicletta con una gonna a fiori attraversa la strada.
Dal minuto 1.29 la città comincia piano svegliarsi. Il grigio lascia posto ad un sole sbiadito e tiepido. I negozi alzano uno ad uno le saracinesche e le strade cominciano a brulicare di lucine di auto già frenetiche, lucciole lontane che si rincorrono avanti ed indietro. Si alza il brusio della città, prima un sussurro accennato, poi un cicaleggio quasi fastidioso di clacson, voci, passi e colori.
E' Parigi, una mattina come le altre.
Minuto 2.17 e io sto ancora li alla finestra ad assistere ad un normalissimo e quasi monotono spettacolo. Potrebbe sembrare che non ne faccia parte, mentre in realtà ce l’ho tutta davanti. E la guardo.

:)